Cosa significa legalizzare?

Il tema della liberalizzazione, affrontato già positivamente in molti stati occidentali, è ancora molto arretrato nel nostro paese, sebbene il consumo di Cannabis sia una realtà di cui si deve prendere atto. Anche la freschissima presa di posizione di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, a favore della depenalizzazione della Marijuana testimonia quanto sia necessario discuterne. Temi considerati più urgenti, ma anche mentalità ristretta e disinformazione sono i motivi di questo ritardo legislativo che sarebbe bene colmare al più presto, con benefici di carattere economico, legale e di rispetto nei confronti delle libertà del cittadino.

Già alcuni paesi esteri hanno adottato politiche meno restrittive. Famoso è il caso olandese, ma anche in Spagna è permessa la vendita. In portogallo c’è stata una depenalizzazione del possesso di ogni droga fino a un determinato quantitativo, ma la vendita rimane illegale. Gli stati uniti stessi che diedero inizio alle politiche di proibizione negli anni ‘30, oggi contano numerosi stati in cui la marijuana è tornata legale e acquistabile. Questo ha fatto sì che si sia ottenuta una maggiore regolamentazione grazie a politiche di reintegrazione e controllo e sensibilizzazione verso le droghe, un po’ come le campagne contro il tabacco che hanno ridotto di gran lunga i fumatori e cambiato il modo di vedere il fumo.

Gli effetti di queste politiche sono difficili da definire in maniera univoca, ma di sicuro avranno un impatto positivo su molteplici aspetti:

  • La tassazione derivante dalla vendita della cannabis: secondo stime de “Il Sole 24 ore” in USA nei soli stati in cui è legale l’industria legata alla marijuana, vuoi per uso medico o vuoi per uso ricreativo, fattura quasi 7 miliardi di dollari che sono destinati a triplicare prima del 2020. Ricordiamo che è un dato che riguarda i soli stati in cui la cannabis è legale, ma che può rendere l’idea del valore di un mercato reale e della sua conseguente tassazione. Clicca qui per la fonte.
  • Se aumentano gli ingressi, diminuiscono le uscite: in primis quelle riguardanti il controllo dello spaccio e poi quelle del sistema giudiziario e penale collegato. Stimarle è complesso, ma è un dato tutt’altro che irrilevante se si pensa che la cannabis è la droga più diffusa e che i costi giudiziari furono uno dei motivi per la depenalizzazione in California. Questo poi darebbe maggiore spazio per agire verso altre droghe più pesanti.
  • La lotta alla criminalità organizzata e alla mafia ne gioverebbe, tant’è vero che la commissione nazionale antimafia chiese la legalizzazione come provvedimento necessario, data l’inadeguatezza del sistema repressivo oggi in vigore e questo fu uno dei motivi che spinsero alla formulazione della legge discussa il 26 luglio scorso.
  • La qualità del prodotto si alzerebbe e sarebbe più controllata dato che spesso si è sentito di metodi per amplificare l’effetto o aumentare la fedeltà verso un certo spacciatore, mischiando la Marijuana con altre droghe, spesso oppiacei; considerando che, nostro malgrado, una buona parte dei consumatori sono ragazzi anche molto giovani, questo è un aspetto non del tutto secondario.

Gli aspetti negativi o più che altro i maggiori timori sono quelli legati all’aumento dei consumi e della dipendenza e che quindi la proibizione sia una misura salutistica necessaria. Questo concetto si lega a doppio filo all’arroganza e la presunzione di taluni legislatori che non ritengono in grado il popolino di controllarsi nell’uso della cannabis, quando in realtà ha a disposizione le più disparate tipologie di alcoolici e tabacchi; entrambi che secondo ricerche mediche (qui fonte “Corriere della sera” via “The Lancet”) sono ben più impattanti che i cannabinoidi.

Inoltre grava l’ignoranza su come si viene in possesso e si consuma questa droga.

Chiunque abbia una minima intenzione di provare la cannabis può farlo almeno una volta con una facilità disarmante e altrettanto facilmente, se esiste l’intenzione, può stabilire dei contatti per procurarsi la sostanza regolarmente. Chi si fa trascinare nel vortice della tossicodipendenza lo fa indipendentemente dalla legalità della sostanza ed è spesso guidato da problemi estranei alla droga, ma di carattere ambientale e sociale sui quali invece sì andrebbe rivolta l’attenzione dello stato.

Basterebbe questo per smontare la teoria proibizionista sulla salvaguardia della salute, ma si vuole citare il concetto di droga di passaggio. Sicuramente la Marijuana stimola la curiosità di alcuni che poi si spingono a provare altre droghe, ma, ancora, chi si fa prendere dalla dipendenza è perché non sta cercando ulteriore divertimento, ma spesso sta cercando solo ulteriore droga, ovvero un mezzo sempre più potente per sfuggire dai problemi che lo affliggono. Ma, per assurdo, è la stessa condizione di illegalità della cannabis che le fa acquisire questo status di trampolino, perché pone in contatto con le dinamiche dello spaccio e del proibito. Se fosse legale non sarebbe una droga di passaggio più di quanto lo è l’alcool.

Lasciando stare le parole e guardando ai fatti nelle nazioni dove c’è stata la legalizzazione, non c’è stata nessuna ecatombe e questo è riconosciuto anche dalla stampa proibizionista, anzi i controlli verso chi ne fa utilizzo si sono semplificati. L’unico dato, più spiacevole che negativo, può essere considerato il turismo per il consumo di droga che in realtà evidenzia la necessità di una coordinazione internazionale sulla legalizzazione, sia per seppellire definitivamente il traffico di droga sia per porre un po’ di uniformità su concetti che hanno valore universale anche se fin ora sono stati applicati solo a livello locale.

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