Sul referendum britannico

È facile a dirsi, gli Stati Uniti d’Europa. L’utopia di un’unica grande nazione, dove vivere sereni e paritari dopo mille anni di lotte, dopo un intero secolo di guerre, muri e cortine. Sembrava impossibile, ma pian piano si era riusciti a costruire qualcosa. Quasi si auspicò che dopo l’unione monetaria il resto seguisse velocemente. Ma non si era tenuto conto degli individualismi inglesi, tedeschi e francesi, del malgoverno italiano, delle speculazioni spagnole e dei trucchi della Grecia. Tutti acciacchi che il vento gelido americano della crisi economica fece affiorare all’improvviso.

Così la Giovine Europa, infante ammalata, si sorbì l’amara medicina dell’austerità economica e dopo mesi di convalescenza, sì scoprì nuda e tremante di fronte alle ondate migratorie. Fu impreparata nel coordinare un’azione efficace per prevenire la migrazione di interi popoli e quando si trattava ormai di accoglierli e integrarli, ecco l’astio intestino riaffiorare. Muri concreti e ideologici si alzarono. La demagogia galoppante, a cavallo dell’opinione che l’Unione Europea aveva fallito.

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Sul referendum britannico

17 aprile: uno spreco insensato.

Nonostante l’altissima percentuale di voti favorevoli all’abrogazione della legge in esame, il quorum non è stato raggiunto. Questo può essere considerato come una parziale vittoria per i sostenitori del NO, perché ha di fatto decretato la validità della legge.

Ma il vero risultato che emerge è un altro.

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17 aprile: uno spreco insensato.

Sul referendum abrogativo del 17 aprile

Di seguito il testo del referendum che si andrà a votare il 17 aprile 2016.

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

Il referendum riguarda 21 siti di estrazione offshore di idrocarburi (gas e petrolio), sulle 66 concessioni marine italiane, posizionati a non più di 12 miglia dalla costa.

È importante notare come gli impianti che operano sui giacimenti interessati dal referendum sono già presenti e operativi. È stata emanata una legge che impedisce la costruzione di nuove piattaforme a meno di 12 miglia, ma la legge prevede la possibilità di continuare ad operare con gli impianti esistenti.

Si dovrà decidere la loro dismissione al termine dei rinnovi contrattuali consentiti: un iniziale concessione della durata di 30 anni, poi un rinnovo di 10 anni ed infine due possibili rinnovamenti di 5 anni; la legge ora vigente consente, al termine dell’ultimo rinnovo, di estendere l’estrazione fino all’esaurimento del giacimento. Di fatti anche se vincesse il Sì, verrebbe abrogata quest’ultima possibilità e le piattaforme più recenti continuerebbero ad estrarre per anni fino all’ultimo dei due rinnovi quinquennali.

Votare NO al referendum è la scelta più adeguata, con una prospettiva di medio lungo termine per numerose ragioni. Continua a leggere “Sul referendum abrogativo del 17 aprile”

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